Come calmare una persona con demenza senile
Camminare avanti e indietro, ripetere la stessa richiesta, alzare la voce o rifiutare un aiuto.

Chi assiste un familiare con demenza può trovarsi ad affrontare momenti di agitazione e non sapere come comportarsi, soprattutto quando i tentativi di rassicurarlo sembrano non funzionare.
Per capire come calmare una persona con demenza senile è utile partire da ciò che potrebbe darle fastidio o spaventarla. Parlare con tranquillità, ridurre la confusione e lasciare il tempo di rispondere può aiutare. Non esiste però una soluzione valida per tutti, né è sempre possibile evitare questi episodi: se accadono, non significa che chi assiste abbia sbagliato qualcosa.
Perché una persona con demenza si agita
La demenza può compromettere la capacità di orientarsi, comprendere le situazioni e comunicare ciò che si prova. Un gesto quotidiano, come ricevere aiuto per lavarsi o vestirsi, può diventare difficile da capire e suscitare paura o frustrazione.
Accanto alle difficoltà di memoria e di orientamento, che possono rientrare tra i sintomi iniziali della demenza senile, possono comparire anche cambiamenti del comportamento. L’agitazione può dipendere dalla malattia, ma anche da un disagio fisico o da ciò che accade intorno alla persona. Cercare di capirne la causa aiuta a scegliere come intervenire.
Bisogni non espressi: dolore, fame, stanchezza
Chi vive con la demenza può avere difficoltà a dire che ha male, sete, fame o bisogno di andare in bagno. Anche la stitichezza, la stanchezza o un indumento che dà fastidio possono contribuire al disagio.
Può essere utile osservare se la persona fa smorfie, protegge una parte del corpo o si oppone a un movimento. Questi segnali, soprattutto se nuovi, vanno riferiti al medico: un comportamento diverso dal solito può essere il modo in cui si manifesta un dolore che la persona non riesce a descrivere.
Ambiente, rumori e sovraccarico sensoriale
La televisione accesa mentre più persone parlano, una stanza affollata o richieste troppo rapide possono creare confusione. Anche un ambiente poco illuminato o un cambiamento nelle abitudini può aumentare il disorientamento.
Prima di insistere con una spiegazione, conviene quindi osservare cosa succede intorno: abbassare il volume, ridurre il numero di persone presenti o interrompere per un momento un’attività può rendere la situazione più semplice da affrontare.
Il tramonto e il peggioramento serale
In alcune persone, confusione e irrequietezza aumentano nel tardo pomeriggio o verso sera. Questo fenomeno viene spesso chiamato “sindrome del tramonto”. La stanchezza accumulata e la riduzione della luce possono contribuire a rendere più difficile riconoscere gli ambienti e sentirsi al sicuro.
Illuminare le stanze prima che faccia buio e mantenere il pomeriggio tranquillo può aiutare. Se il peggioramento serale si ripete, è utile parlarne con il medico, descrivendo gli orari e i comportamenti osservati. Un cambiamento improvviso non va invece attribuito automaticamente al tramonto o alla demenza.
Cosa fare nel momento della crisi
Quando l’agitazione aumenta, la priorità è ridurre la tensione e proteggere la sicurezza di tutti. Si può procedere con poche attenzioni, adattandole alla reazione della persona.
- Avvicinarsi con calma e lasciare spazio. Farsi vedere, senza arrivare alle spalle, ed evitare di circondarla. Se il contatto fisico la infastidisce, non insistere.
- Parlare lentamente, con frasi brevi. Meglio una sola persona alla volta, lasciando il tempo di comprendere e rispondere. “Sono qui con te” o “Ci sediamo un momento?” sono esempi di frasi semplici da provare.
- Ascoltare la preoccupazione senza discutere. Se è spaventata da qualcosa che non riconosciamo, possiamo dire: “Vedo che questa cosa ti preoccupa, resto qui”. Non serve confermare una convinzione infondata, ma neppure cercare a tutti i costi di dimostrare che è sbagliata.
- Ridurre gli stimoli e cercare un eventuale bisogno. Spegnere la televisione, fare spazio e verificare con discrezione se ha caldo, freddo o bisogno del bagno.
- Proporre qualcosa di familiare, senza forzare. Quando la tensione comincia a diminuire, un’attività semplice e gradita può aiutare a spostare l’attenzione. Se viene rifiutata, fermarsi e lasciare tempo.[1]
Se il comportamento diventa minaccioso, mantenere una distanza sicura, allontanare altre persone e chiedere aiuto. In presenza di un pericolo immediato per la persona o per chi la assiste, chiamare il 112.
Cosa evitare assolutamente
Alcune reazioni comprensibili di chi assiste rischiano di aumentare la tensione. È bene evitare di:
- Alzare la voce, rimproverare o ordinare di calmarsi: la persona può sentirsi minacciata senza capire cosa le viene chiesto.
- Insistere per correggerla o farla ragionare: durante una forte agitazione, spiegazioni lunghe e discussioni possono aumentare la frustrazione.
- Fare molte domande o dare più indicazioni insieme: meglio una richiesta semplice alla volta.
- Trattarla come una bambina o parlare di lei come se non fosse presente: anche quando comunicare è difficile, va coinvolta con rispetto.
- Afferrarla, bloccarla o costringerla a proseguire un’attività: può spaventarsi e reagire per difendersi. Se l’igiene o un’altra attività non urgente provoca agitazione, può essere utile interrompere e riprovare più tardi.
Non somministrare sedativi né aumentare, sospendere o cambiare i farmaci di propria iniziativa. Le terapie devono essere valutate dal medico, considerando le possibili cause dell’agitazione e i benefici e i rischi del trattamento.[2]
Come prevenire i momenti di agitazione
Una quotidianità prevedibile può aiutare la persona a sentirsi più tranquilla. Per quanto possibile, è utile mantenere orari regolari per i pasti, il riposo e le attività, alternando ciò che richiede impegno a momenti di pausa.
Le proposte dovrebbero tenere conto delle abitudini e delle capacità attuali: ascoltare musica gradita, fare una breve passeggiata accompagnata o partecipare a un semplice compito domestico può essere piacevole, purché non diventi una richiesta troppo faticosa.
Anche controllare che occhiali e apparecchi acustici siano utilizzati correttamente, curare l’illuminazione e prestare attenzione a dolore, idratazione e regolarità intestinale aiuta a ridurre possibili fonti di disagio.
Riconoscere i segnali che precedono la crisi
Prima di un episodio più intenso, la persona può diventare irrequieta, cambiare tono di voce o mostrare insofferenza durante un’attività. Riconoscere questi segnali permette di fermarsi, semplificare la richiesta o proporre una pausa.
Può essere utile annotare quando accade, cosa è successo poco prima, quanto dura e cosa sembra dare sollievo. Non serve registrare ogni gesto: poche osservazioni possono aiutare la famiglia e il medico a individuare situazioni ricorrenti.
Quando l'agitazione diventa ingestibile a casa
È opportuno chiedere una rivalutazione al medico curante o al Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) quando gli episodi diventano frequenti, compromettono il riposo, rendono difficili le cure quotidiane o espongono qualcuno a un rischio. Anche la stanchezza di chi assiste va considerata: sentirsi costantemente in allarme è un motivo sufficiente per chiedere supporto.
Se confusione e agitazione compaiono improvvisamente o peggiorano nettamente nell’arco di ore o pochi giorni, occorre una valutazione medica urgente. Potrebbe trattarsi di uno stato confusionale acuto, chiamato delirium, legato per esempio a un’infezione, alla disidratazione o ai farmaci. Non va considerato automaticamente una normale evoluzione della demenza. Se il cambiamento è improvviso e marcato, o sono presenti pericoli immediati, chiamare il 112.
Per le difficoltà assistenziali che persistono nel tempo, il confronto con i professionisti può aiutare a valutare il sostegno domiciliare, i servizi diurni o un percorso residenziale, in base ai bisogni della persona e della famiglia.
L'approccio gentile alla cura della demenza
Un approccio gentile si riconosce anche nei gesti quotidiani: presentarsi se la persona non ci riconosce, spiegare cosa stiamo per fare, aspettare una risposta e rispettare il bisogno di una pausa. Conoscere le sue abitudini permette di adattare l’assistenza, invece di chiedere che sia sempre lei ad adattarsi ai nostri tempi.
La demenza richiede un percorso di cura che coinvolge anche i familiari. Ricevere indicazioni pratiche e poter condividere le difficoltà aiuta a non affrontare da soli i momenti più complessi. Anche con tutte le attenzioni, l’agitazione può ripresentarsi: chiedere aiuto permette di rivedere insieme ciò di cui la persona e chi la assiste hanno bisogno.
[1] Federazione Alzheimer Italia
[2] NICE – Dementia assessment management and support, sezioni 1.7 e 1.8




