Le nostre storie — Residenza Anni Azzurri, Favaro Veneto

Wanda Campello

Settant'anni d'amore, una grande famiglia e Venezia sempre nel cuore. La storia di Wanda è un intreccio di sacrifici, gesti generosi e affetti profondi, raccontati con un sorriso che non l'ha mai lasciata.

17 settembre 2026

Iniziamo l’intervista con il bel sorriso di Wanda che ha accettato la nostra proposta di raccontarci qualcosina della sua vita, insieme a lei la figlia più piccola dei suoi tre figli. Subito Wanda ci fa percepire l’immenso amore per la sua famiglia: le figlie Annalisa, Antonella e il figlio maschio Franco, ma soprattutto aggiunge subito che ha anche molti nipoti e pronipoti dicendo: “...Non sai quanto è bello essere nonna, una gioia e soddisfazione immensa….”

Non sai quanto è bello essere nonna, una gioia e soddisfazione immensa

Wanda ci racconta di essere nata il 6 febbraio del 1930 da mamma Ermenegilda e papà Angelo, la più piccola di nove figli (7 femmine e 2 maschi) ha vissuto insieme alla famiglia a Venezia in Campo Santo Stefano sino a circa 10 anni, per poi trasferirsi a Mestre in quanto li le case erano meno costose. Ci descrive un bellissimo ricordo del posto dove è nata “... a S. Stefano vivevano le donne più signorili di Venezia…e mia madre, sebbene vivessimo a Mestre tutte le mattine andava con mia sorella a farsi una passeggiata lì...”, ed il suo amore per Venezia, che ha trasmesso a tutta la famiglia, ancor oggi è vivo.

a S. Stefano vivevano le donne più signorili di Venezia…e mia madre, sebbene vivessimo a Mestre tutte le mattine andava con mia sorella a farsi una passeggiata lì

Il padre e in seguito il marito che facevano di mestiere il portabagagli per i turisti veneziani dell’epoca, infatti, le hanno permesso di conoscere ogni angolo della città.

Ci racconta quindi di Bruno, il marito conosciuto da sempre in quanto vicino di casa, sposato il 18 giugno del 1950 quando aveva 20 anni. Con lui ha trascorso ben 70 anni di matrimonio felici, uniti e con bellissimi ricordi di famiglia ma anche con molti sacrifici soprattutto dal punto di vista economico.

Wanda e Bruno a passeggio sotto braccio in una strada di città, con i portici a sinistra e una corriera sullo sfondo.
Wanda e Bruno.

Prima di sposarsi Wanda oltre ad aver studiato come tutti i suoi numerosi fratelli sino alla quinta elementare “...a quei tempi molti si fermavano alla terza…” ci specifica, ha anche lavorato alla fabbrica Vidal dell’epoca dove aveva l’incarico di costruire le bottigliette in vetro per mettere il sapone dentro. Tra le cose belle che ci racconta in conclusione dell’intervista ci sono la sua passione per il lavoro a maglia, dove creava lavori molto importanti (cappotti di lana, giacche ecc…) seguendo le indicazioni delle riviste dell’epoca come quella denominata “Mani di fata”.

Ma soprattutto ha voluto ricordare Alessandra, la bambina figlia di una sua vicina che ha aiutato nell’allattamento anche qui con molti sacrifici suoi e della famiglia in quanto la bimba era malata, ma di certo Wanda ha contribuito ad una giusta causa.

Concludiamo così di ascoltare i suoi racconti, ci salutiamo ringraziandola e non manca il suo bellissimo sorriso. Grazie!