Il valore di condividere ciò che si impara sul campo

Il professor Cristiano Gori presenta il nuovo volto de I Luoghi della cura

16 giugno 2026
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Il valore di condividere ciò che si impara sul campo Il valore di condividere ciò che si impara sul campo

La possibilità di confrontarsi con altri professionisti, fare rete tra operatori, condividere esperienze e diffondere buone pratiche è fondamentale per migliorare la qualità della cura. Un approccio che Anni Azzurri sostiene da tempo attraverso iniziative come il Forum della Non Autosufficienza, convegni e percorsi di formazione dedicati agli operatori.

Tra i tanti strumenti che favoriscono questo scambio di conoscenze, I Luoghi della cura rappresenta una piattaforma di riferimento. Oggi la rivista si rinnova con una nuova veste digitale. A raccontarcela è il suo Direttore, Cristiano Gori, Professore ordinario di Politiche Sociali all'Università di Trento e coordinatore del Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza.

Professor Gori, dopo oltre vent'anni di attività, I Luoghi della cura inaugura una nuova piattaforma digitale. Qual è la visione che ha guidato questo rinnovamento?

«I Luoghi della cura nasce nel 2003 come rivista cartacea e nel 2018 diventa un sito. Fin dall'inizio l'obiettivo è stato quello di creare uno spazio per gli operatori, scritto dagli operatori, dove condividere esperienze e conoscenze utili per il lavoro quotidiano. Negli anni ci siamo resi conto che era necessario ripensare la piattaforma per perseguire ancora meglio questi obiettivi: favorire la formazione a distanza, mettere a disposizione conoscenze utili per l'operatività e rendere l'esperienza di consultazione sempre più semplice e accessibile.»

Nel suo editoriale definisce la rivista come un luogo di incontro tra ricerca, professionisti, caregiver e cittadini. Perché oggi è così importante favorire il dialogo tra mondi diversi?

«Esiste un enorme patrimonio di conoscenze che spesso non viene condiviso. Parliamo di percorsi che funzionano, di errori da evitare, di soluzioni sperimentate sul campo. Nel nostro settore c'è una grande ricchezza di conoscenza operativa che merita di essere messa in comune. Condividere ciò che si è imparato, sia nel bene sia nel male, è fondamentale per migliorare la qualità dei servizi.»

Quali esigenze dei lettori avete voluto intercettare attraverso questa nuova piattaforma?

«Abbiamo lavorato soprattutto sulla fruibilità e sull'accessibilità. Oggi il sito raccoglie circa 900 articoli pubblicati nel corso degli anni. Il nuovo sistema consente di navigare questo patrimonio in modo molto più semplice, grazie alla ricerca per parole chiave e a una classificazione tematica che permette di trovare rapidamente i contenuti più pertinenti.»

Uno degli aspetti centrali del progetto è il collegamento tra ricerca e pratica quotidiana. In che modo il nuovo sito può supportare chi lavora ogni giorno nei servizi dedicati alle persone anziane?

«Uno dei nostri assi portanti è la conoscenza per l'operatività. Molti degli autori sono professionisti che lavorano direttamente nei servizi e raccontano come affrontano problemi concreti. Penso, ad esempio, a chi ha maturato esperienza nell'accompagnare una persona con Alzheimer a una visita specialistica o nella gestione di situazioni particolarmente complesse. Sono indicazioni pratiche che possono essere molto utili ad altri operatori. Per questo dedichiamo molta attenzione alla qualità dei contenuti e alla loro aderenza alla realtà.»

La rivista raccoglie e valorizza esperienze provenienti dai territori. Quanto conta oggi condividere buone pratiche e modelli di intervento?

«Conta moltissimo. Non siamo interessati soltanto a spiegare cosa sia un determinato modello organizzativo. Ci interessa capire come lo si costruisce concretamente, quali difficoltà si incontrano e quali soluzioni si sono rivelate efficaci. Pensiamo, ad esempio, alla presa in carico integrata: sappiamo che è importante, ma la vera sfida è raccontare come realizzarla nella pratica. È qui che la riflessione sull'esperienza diventa preziosa.»

Guardando alle sfide che attendono il nostro Paese, quali temi ritiene prioritari nel dibattito sull'invecchiamento e sulla non autosufficienza?

«Le grandi questioni sono note: le demenze, il sostegno domiciliare, l'evoluzione dei servizi. Il punto non è tanto capire cosa fare, quanto riuscire a tradurre le idee in pratiche concrete. Nei prossimi dieci anni la popolazione over 85 crescerà di circa il 30%. La vera domanda è se il sistema dei servizi sarà in grado di tenere il passo con una domanda sempre più elevata e complessa.»

Quale messaggio desidera lasciare ai professionisti di Anni Azzurri che visiteranno la nuova piattaforma?

«Può sembrare una frase fatta, ma confrontarsi e condividere esperienze è davvero utile. Anzi, nella pratica è ancora più utile di quanto si immagini. Richiede tempo, impegno e confronto, ma è proprio da questo scambio che nascono le idee migliori e le soluzioni più efficaci per affrontare le sfide della cura.»

Quali aspetti dovrebbero considerare caregiver e familiari quando scelgono una struttura o un servizio per una persona anziana non autosufficiente?"

«Dovrebbe cercare la migliore soluzione capace di trovare un equilibrio tra le esigenze del familiare anziano e le proprie. È fondamentale individuare una risposta adeguata ai bisogni dell’anziano, ma non è meno importante ricordarsi della propria vita e dei propri progetti.»

L’esperienza Anni Azzurri è raccontata anche qui:

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