Doll therapy nella demenza: come funziona

Per una persona con Alzheimer o un'altra forma di demenza, anche un gesto semplice come tenere in braccio una bambola può diventare un'occasione per esprimere affetto, ritrovare tranquillità o sentirsi rassicurata.

16 ottobre 2026
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Doll therapy nella demenza: come funziona Doll therapy nella demenza: come funziona

È su questo principio che si basa la doll therapy, o terapia della bambola, un intervento non farmacologico che può aiutare a ridurre alcune manifestazioni di agitazione e disagio.

Ma non tutte le persone reagiscono allo stesso modo. Per questo è importante capire come funziona, quando può essere utile e quali attenzioni avere nel proporla.

Cos'è la doll therapy

La doll therapy prevede l'utilizzo di una bambola, generalmente simile a un neonato, che viene proposta alla persona con demenza lasciandola libera di decidere se e come interagire.

La persona può prenderla in braccio, accarezzarla, cullarla o parlarle, seguendo i propri tempi e le proprie inclinazioni.

Non si tratta di un gioco né di un modo per trattare la persona come un bambino. La bambola diventa uno strumento attraverso il quale favorire la relazione e la comunicazione, anche quando esprimersi a parole diventa più difficile.

Perché una bambola può fare la differenza

Con il progredire della demenza, può diventare più difficile comprendere ciò che accade intorno a sé o comunicare i propri bisogni. Questo può generare insicurezza, ansia e agitazione.

Anche quando alcune capacità cognitive si riducono, però, i gesti e le esperienze vissute nel corso della vita possono conservare un significato importante.

La bambola può richiamare ricordi e gesti legati alla cura e all'accudimento, offrendo alla persona la possibilità di ritrovare un ruolo familiare, come quello di chi si prende cura di qualcuno. Per alcune persone, questo può favorire un senso di sicurezza e di coinvolgimento.

Non tutti attribuiscono alla bambola lo stesso significato. C'è chi la considera un bambino da accudire e chi semplicemente trova piacevole tenerla vicino. Ciò che conta è comprendere come la persona vive questa esperienza, senza imporre interpretazioni o aspettative.

Quali benefici sono stati osservati

Diversi studi hanno analizzato gli effetti della doll therapy nelle persone con demenza, soprattutto in presenza di disturbi comportamentali e psicologici.

Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2024 sulla rivista scientifica Geriatric Nursing, che ha preso in esame dieci studi, ha rilevato possibili benefici su alcuni comportamenti e sul benessere emotivo.

In particolare, tra gli effetti osservati ci sono:

  • Riduzione dell'agitazione e dell'irritabilità: alcune persone manifestano una maggiore tranquillità durante l'interazione con la bambola.
  • Miglioramento del benessere emotivo: l'attività può favorire sensazioni di conforto e ridurre alcune manifestazioni di ansia.
  • Maggiore comunicazione: la persona può esprimersi attraverso parole, sorrisi, carezze o altri gesti.
  • Maggiore coinvolgimento: la bambola può offrire un'occasione per partecipare a un'attività significativa e interagire con chi le sta vicino.

I risultati sono incoraggianti, ma non significano che la doll therapy funzioni per tutte le persone con demenza. Le ricerche disponibili presentano ancora alcuni limiti e sono necessari ulteriori studi per comprenderne meglio gli effetti nel tempo.

Inoltre, non sono stati dimostrati miglioramenti significativi delle capacità cognitive: la doll therapy non rallenta la progressione della demenza, ma può contribuire a gestirne alcune manifestazioni emotive e comportamentali.

Come si propone la doll therapy

Perché la doll therapy possa essere utile, non basta mettere una bambola a disposizione della persona. Occorre scegliere un oggetto adeguato, individuare il momento più opportuno e osservare come viene accolto.

Le caratteristiche della bambola

Le bambole utilizzate nella doll therapy hanno generalmente caratteristiche che facilitano il contatto e la possibilità di tenerle in braccio.

Possono avere un corpo morbido, dimensioni simili a quelle di un neonato e un peso che permette di percepirne la presenza senza rendere difficile il movimento.

È importante che siano realizzate con materiali sicuri, resistenti e facilmente lavabili, evitando piccoli elementi che potrebbero staccarsi.

Non esiste però un modello adatto a tutti. La scelta deve tenere conto delle capacità fisiche, delle preferenze e delle reazioni della persona.

Come avviene la presentazione, senza forzature

La bambola viene generalmente proposta in un ambiente tranquillo, lasciando alla persona il tempo di osservarla.

Chi la presenta può mostrarla e attendere una reazione spontanea, senza chiedere necessariamente di prenderla in braccio o di accudirla.

Se la persona manifesta interesse, può essere lasciata libera di interagire secondo le proprie modalità. Alcune persone iniziano a cullare la bambola, altre le parlano o preferiscono semplicemente tenerla vicino.

L'importante è seguire i suoi tempi, senza imporre gesti o comportamenti.

Anche la durata dell'attività dipende dalla risposta individuale: non esiste un tempo prestabilito valido per tutti.

Perché non è adatta a tutti

La presenza di una bambola non provoca necessariamente emozioni positive.

Alcune persone possono mostrarsi indifferenti, altre possono provare tristezza, fastidio o preoccupazione. Per esempio, chi percepisce la bambola come un bambino da accudire potrebbe agitarsi per il timore di non riuscire a proteggerlo.

Anche le esperienze personali e la storia di vita possono influenzare la risposta.

Per questo è importante valutare se l'intervento sia indicato per quella specifica persona, considerando anche eventuali reazioni negative. Se la bambola provoca disagio, non è opportuno insistere.

Cosa evitare: gli errori più comuni dei familiari

Quando si assiste una persona con Alzheimer o demenza, può essere naturale cercare attività che la aiutino a sentirsi meglio. La doll therapy può sembrare semplice da proporre anche a casa, ma richiede alcune attenzioni.

In particolare, è importante evitare di:

  • Insistere se la persona non è interessata. Non bisogna convincerla a prendere la bambola o a interagire quando non lo desidera.
  • Utilizzare un linguaggio infantile. La bambola può richiamare gesti di accudimento, ma la persona deve continuare a essere trattata come un adulto, rispettandone la dignità.
  • Contraddirla continuamente. Se considera la bambola un bambino vero, insistere per dimostrarle il contrario potrebbe provocare disagio. È preferibile ascoltare ciò che esprime, senza alimentare eventuali preoccupazioni.
  • Allontanare improvvisamente la bambola. Se la persona ha sviluppato un legame significativo, toglierla senza preavviso potrebbe causare agitazione o tristezza.
  • Aspettarsi sempre la stessa reazione. Un'attività gradita in un determinato momento potrebbe non esserlo in un altro.

Prima di proporre la doll therapy a casa, soprattutto se la persona manifesta agitazione o altri disturbi comportamentali, è consigliabile confrontarsi con i professionisti che la seguono.

Possono aiutare a capire se l'intervento è indicato e come gestire eventuali difficoltà.

La doll therapy tra le terapie non farmacologiche in RSA

Nelle Residenze Sanitarie Assistenziali, la doll therapy può essere utilizzata come parte degli interventi dedicati alle persone con demenza.

Rientra tra le terapie non farmacologiche, che comprendono attività e approcci pensati per favorire il benessere e rispondere ad alcuni bisogni cognitivi, emotivi e relazionali.

In RSA, la proposta della doll therapy può essere valutata dall'équipe assistenziale sulla base delle condizioni della persona, della sua storia e dei comportamenti osservati.

Anche il contributo dei familiari può essere importante: conoscere le abitudini, le esperienze e le preferenze della persona aiuta a comprendere quali attività potrebbero essere più significative per lei.

La doll therapy rappresenta quindi una delle possibilità da considerare all'interno di un progetto di cura personalizzato, insieme agli altri interventi assistenziali e terapeutici previsti, con l'obiettivo di favorire il benessere e la qualità della vita della persona.