Vaccino pneumococco per anziani: a chi serve e quando
Con l’avanzare dell’età, alcune infezioni possono avere conseguenze più importanti e richiedere tempi di recupero più lunghi.
Tra gli strumenti di prevenzione raccomandati dopo i 65 anni rientra anche la vaccinazione contro lo pneumococco.
Meno conosciuta rispetto a quella antinfluenzale, può suscitare diversi dubbi: è indicata anche per chi è in buona salute? Quando deve essere effettuata? È necessario ripeterla ogni anno?
Capire a cosa serve e in quali casi è raccomandata aiuta a valutare insieme al medico la scelta più adatta per sé o per un familiare anziano.
Cos'è lo pneumococco e quali malattie provoca
Lo pneumococco, il cui nome scientifico è Streptococcus pneumoniae, è un batterio responsabile di diverse infezioni. Può causare disturbi come otiti e sinusiti, ma anche interessare i polmoni e provocare una polmonite. Nei casi più seri può raggiungere il sangue o le meningi e dare origine a infezioni come batteriemia e meningite.
In età avanzata, una polmonite può avere conseguenze più importanti. Oltre a rendere necessario il ricovero, può aggravare patologie già presenti, indebolire la persona e allungare i tempi di recupero. Per chi è più fragile, tornare alle proprie abitudini e al livello di autonomia precedente può richiedere più tempo.
È importante precisare che il vaccino contro lo pneumococco non protegge da tutte le polmoniti, che possono avere cause differenti. La sua azione riguarda le malattie provocate dai tipi di pneumococco inclusi nel vaccino, comprese alcune delle forme più gravi.
Lo pneumococco è solo una delle possibili cause delle infezioni che interessano l’apparato respiratorio. Per approfondire i disturbi più frequenti e capire come possono manifestarsi, puoi leggere anche il nostro articolo sulle malattie respiratorie negli anziani.
A chi è raccomandata la vaccinazione pneumococcica
Il Calendario nazionale vaccinale prevede l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro lo pneumococco alle persone che compiono 65 anni, anche in assenza di particolari problemi di salute.1 Con l’avanzare dell’età, infatti, aumenta il rischio che un’infezione pneumococcica abbia conseguenze più serie.
In presenza di alcune condizioni di rischio, il vaccino può essere indicato anche prima. È il caso, per esempio, di chi convive con malattie respiratorie o cardiovascolari croniche, diabete, insufficienza renale o condizioni che riducono le difese immunitarie.
Se si sono già compiuti 65 anni e la vaccinazione non è stata effettuata, oppure non si ricorda di averla ricevuta, è utile rivolgersi al medico di medicina generale o al servizio vaccinale. Un confronto è opportuno anche in presenza di patologie croniche o se il vaccino è stato somministrato in passato, ma non si sa se la vaccinazione debba essere completata.
Come funziona la vaccinazione
Il vaccino stimola il sistema immunitario a produrre difese specifiche contro lo pneumococco. Non contiene batteri vivi e, quindi, non può provocare un’infezione pneumococcica.
Non tutti i vaccini disponibili sono uguali: ciascuno protegge da un diverso numero di varianti del batterio. La scelta dipende dall’età, dalle condizioni di salute e dalle vaccinazioni già effettuate. Se il vaccino è stato ricevuto in passato, è quindi importante sapere quale prodotto sia stato utilizzato e quando.
La vaccinazione contro lo pneumococco, a differenza di quella antinfluenzale, non deve essere ripetuta ogni anno. In alcuni casi può essere sufficiente una sola dose; in altri può essere indicata una dose successiva o il completamento con un vaccino diverso. Il medico o il servizio vaccinale potranno verificare la situazione e indicare come procedere.
Si può fare insieme al vaccino antinfluenzale?
Sì. I due vaccini possono essere somministrati nella stessa seduta, effettuando le iniezioni in sedi differenti.2
Quando entrambi sono indicati, è quindi possibile riceverli durante un unico appuntamento.
La vaccinazione contro lo pneumococco, però, non è stagionale: non è necessario aspettare la campagna antinfluenzale e può essere effettuata in qualsiasi periodo dell’anno.
Per sapere se sia il momento di vaccinarsi e come prenotare, ci si può rivolgere al medico di medicina generale o ai servizi vaccinali dell’ASL. Le modalità di accesso possono variare in base al territorio.
Perché la prevenzione vaccinale conta ancora di più in RSA
Nelle RSA vivono spesso persone molto anziane, con patologie croniche o condizioni di fragilità. Per questi ospiti un’infezione respiratoria può avere conseguenze più importanti, aggravare problemi di salute già presenti e rendere il recupero più difficile.
Per questo, tra le informazioni utili a conoscere lo stato di salute di chi entra in RSA, rientrano anche le vaccinazioni già effettuate. L’ingresso in struttura può diventare l’occasione per verificare se quella contro lo pneumococco sia stata eseguita o debba essere completata.
Se la documentazione non è disponibile o non permette di ricostruire con chiarezza la storia vaccinale, la famiglia può confrontarsi con i professionisti della struttura, il medico di medicina generale o il servizio vaccinale.
Il vaccino non protegge da tutte le infezioni respiratorie, ma può ridurre il rischio di sviluppare una malattia pneumococcica e le sue complicanze. Verificare la protezione contro lo pneumococco rappresenta quindi una delle misure che contribuiscono a tutelare la salute degli ospiti più fragili.



